Quanto sono vane le parole, le sensazioni, i voli e le cadute.
Solo sospiri tremanti nel cuore della notte,
voli pindarici, e schianti mentali.
Eternamente in prova...
senza garanzia.
mercoledì 30 dicembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
... e poi ci sono giornate come questa, in cui sei sopravissuto, nonostante gli impegni ed i pensieri,
giornate in cui torni a casa, ti prepari la cena e ti godi il silenzio, il fuoco ed un libro.
Guardo i miei uomini, ne sento il vociare, ne percepisco l'irrequietezza e quel senso di disapprovazione per la mia inedia.
Negli anni, ho imparato a sorvolare sulla disapprovazione altrui, a volte intestardendomi su una scelta sbagliata, sempre che esistano delle scelte veramente giuste, quindi, senza dar troppo bado al pensiero altrui, continuo per la mia strada, tenendo d'occhio la truppa, senza far vedere che di tanto in tanto, un dubbio ce l'ho anch'io.
Butto giù due righe, così, tanto per fare, anche se non è mai veramente così, concedo un paio di pensieri ad una faccenda che ritengo importante, se non altro per avvicinarmi di un altro passo a dove devo arrivare, ma senza fretta, cazzeggiando empiricamente.
Mi piango un po' addosso, ma più per abitudine che per un vero moto di tristezza, quindi smetto subito deluso dall'assenza di patos.
Torno a stendermi sul divano, ascolto per qualche istante la stufa che scricchiola il suo calore, assaporando la quiete che mi circonda, mi immergo nuovamente nella lettura, aspettando che i miei occhi decidano per me l'ora di andare a dormire.
giornate in cui torni a casa, ti prepari la cena e ti godi il silenzio, il fuoco ed un libro.
Guardo i miei uomini, ne sento il vociare, ne percepisco l'irrequietezza e quel senso di disapprovazione per la mia inedia.
Negli anni, ho imparato a sorvolare sulla disapprovazione altrui, a volte intestardendomi su una scelta sbagliata, sempre che esistano delle scelte veramente giuste, quindi, senza dar troppo bado al pensiero altrui, continuo per la mia strada, tenendo d'occhio la truppa, senza far vedere che di tanto in tanto, un dubbio ce l'ho anch'io.
Butto giù due righe, così, tanto per fare, anche se non è mai veramente così, concedo un paio di pensieri ad una faccenda che ritengo importante, se non altro per avvicinarmi di un altro passo a dove devo arrivare, ma senza fretta, cazzeggiando empiricamente.
Mi piango un po' addosso, ma più per abitudine che per un vero moto di tristezza, quindi smetto subito deluso dall'assenza di patos.
Torno a stendermi sul divano, ascolto per qualche istante la stufa che scricchiola il suo calore, assaporando la quiete che mi circonda, mi immergo nuovamente nella lettura, aspettando che i miei occhi decidano per me l'ora di andare a dormire.
sabato 21 novembre 2009
Confuso e distratto
quasi perpendicolare.
Camminando su sentieri ghiacciati,
tra il vuoto e la parete,
con vestiti logori e stretti,
in mezzo a fiamme che di tanto in tanto riescono ancora a lambirmi.
Ancora una volta, il mio miglior amico è il silenzio
che con il suo frastuono
mi culla nel tepore di braci sopite.
... e per una volta,
per un'unica volta nella vita,
avrei voglia di spezzarmi.
quasi perpendicolare.
Camminando su sentieri ghiacciati,
tra il vuoto e la parete,
con vestiti logori e stretti,
in mezzo a fiamme che di tanto in tanto riescono ancora a lambirmi.
Ancora una volta, il mio miglior amico è il silenzio
che con il suo frastuono
mi culla nel tepore di braci sopite.
... e per una volta,
per un'unica volta nella vita,
avrei voglia di spezzarmi.
martedì 17 novembre 2009
E' attrito di primo distacco,
sempre avuto difficoltà a superarlo,
sei lì, che tutto è pronto, l'esercito schierato,
le armi oliate, lucide, scintillanti.
Posso quasi immaginarmi, sulla sommità della collina
a contemplare la grandezza e a gustare la potenza di quello che mi fa vibrare le mani,
il fremito che percorre gli uomini,
l'elettricità che rende densa l'aria.
... e non è la paura di cadere,
o il credere di non essere capaci di rialzarsi...
piuttosto una forma di pigrizia,
la perdita dell'abitudine,
il semplice lasciarsi trasportare dai giorni,
senza la voglia di prendere le redini,
fissare lo sguardo ed iniziare la Guerra.
sempre avuto difficoltà a superarlo,
sei lì, che tutto è pronto, l'esercito schierato,
le armi oliate, lucide, scintillanti.
Posso quasi immaginarmi, sulla sommità della collina
a contemplare la grandezza e a gustare la potenza di quello che mi fa vibrare le mani,
il fremito che percorre gli uomini,
l'elettricità che rende densa l'aria.
... e non è la paura di cadere,
o il credere di non essere capaci di rialzarsi...
piuttosto una forma di pigrizia,
la perdita dell'abitudine,
il semplice lasciarsi trasportare dai giorni,
senza la voglia di prendere le redini,
fissare lo sguardo ed iniziare la Guerra.
venerdì 13 novembre 2009
mercoledì 11 novembre 2009
Sotto un nuovo cielo,
mi lascio prendere da questa sensazione agrodolce,
mescolanza di presente, passato e futuro.
Mi prendono a schiaffi le note,
mentre penso che io no,
no, non sono capace di cancellare tutto,
che ogni cosa me la tengo stretta,
gridando che mi appartiene,
dolore e piacere,
bacio o sberla,
me li tengo stretti,
ogni sguardo, voluto, negato, sentito od improvvisato,
mi brucia dentro,
ad alimentare questo e mille altri mondi.
Stasera mi soffermo,
sogni, sofferenza, solitudine, arroganza, musica, birra, e percezione.
Tra pensieri e delinquenti,
tra pirati e parole,
io sono qui,
un po' triste ed un po' felice,
trepidante di domani perfetti.
Mi riscuoto,
sbatto a terra ancora una manciata di parole,
le calpesto,
bestemmio,
rido,
una sigaretta,
un ultimo bicchiere,
mentre gli ultimi bassi mi accarezzano,
penso...
... ma ora smetto,
prometto,
e poi a dormire,
ed a sognare...
... ancora.
mi lascio prendere da questa sensazione agrodolce,
mescolanza di presente, passato e futuro.
Mi prendono a schiaffi le note,
mentre penso che io no,
no, non sono capace di cancellare tutto,
che ogni cosa me la tengo stretta,
gridando che mi appartiene,
dolore e piacere,
bacio o sberla,
me li tengo stretti,
ogni sguardo, voluto, negato, sentito od improvvisato,
mi brucia dentro,
ad alimentare questo e mille altri mondi.
Stasera mi soffermo,
sogni, sofferenza, solitudine, arroganza, musica, birra, e percezione.
Tra pensieri e delinquenti,
tra pirati e parole,
io sono qui,
un po' triste ed un po' felice,
trepidante di domani perfetti.
Mi riscuoto,
sbatto a terra ancora una manciata di parole,
le calpesto,
bestemmio,
rido,
una sigaretta,
un ultimo bicchiere,
mentre gli ultimi bassi mi accarezzano,
penso...
... ma ora smetto,
prometto,
e poi a dormire,
ed a sognare...
... ancora.
lunedì 9 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
Solo cinque minuti,
in silenzio.
Sfogliando vecchie parole e vecchie sensazioni,
con il sapore agrodolce dei sogni che questa mattina si sono attardati alla soglia.
Accarezzo con una punta di cinismo le immagini che Morfeo mi ha regalato,
chiedendomi se di tanto in tanto, anche tu non veda quello che vedo io.
...
Mi passi accanto,
sento il muro di ghiaccio che ci divide, farfugliamo pensieri, sputando un mugugno tra i denti,
come a lanciarci fulmini, ci scambiamo un'occhiata, un po' curiosa ed un po' rancorosa.
Ci prendiamo le nostre licenze dall'alto di questi piedistalli di cristallo, recitando la parte degli indifferenti,
dei superiori e dei perfetti.
...
La mia mano che cala su di te, nella sensazione perfetta di una fisicità andata a buon fine.
Sorrido ancora una volta quella smorfia fatta di mille coltelli, rendendomi conto che oramai che sono inviaggio da così tanto tempo, tante cose che sono state, hanno finalmente trovato il loro posto e che molte di quelle sensazioni e di quelle parole non erano vere e che molte altre, invece lo erano.
Salgo sul ponte della mia esistenza,
fiero ed acciaccato,
scruto l'orizzonte,
e laggiù,
vicino lontano
quasi mi sembra di scorgere la sottile linea tracciata dalla terra,
non so se quello sia un porto,
ma di sicuro è tempo di tornare a casa.
in silenzio.
Sfogliando vecchie parole e vecchie sensazioni,
con il sapore agrodolce dei sogni che questa mattina si sono attardati alla soglia.
Accarezzo con una punta di cinismo le immagini che Morfeo mi ha regalato,
chiedendomi se di tanto in tanto, anche tu non veda quello che vedo io.
...
Mi passi accanto,
sento il muro di ghiaccio che ci divide, farfugliamo pensieri, sputando un mugugno tra i denti,
come a lanciarci fulmini, ci scambiamo un'occhiata, un po' curiosa ed un po' rancorosa.
Ci prendiamo le nostre licenze dall'alto di questi piedistalli di cristallo, recitando la parte degli indifferenti,
dei superiori e dei perfetti.
...
La mia mano che cala su di te, nella sensazione perfetta di una fisicità andata a buon fine.
Sorrido ancora una volta quella smorfia fatta di mille coltelli, rendendomi conto che oramai che sono inviaggio da così tanto tempo, tante cose che sono state, hanno finalmente trovato il loro posto e che molte di quelle sensazioni e di quelle parole non erano vere e che molte altre, invece lo erano.
Salgo sul ponte della mia esistenza,
fiero ed acciaccato,
scruto l'orizzonte,
e laggiù,
vicino lontano
quasi mi sembra di scorgere la sottile linea tracciata dalla terra,
non so se quello sia un porto,
ma di sicuro è tempo di tornare a casa.
mercoledì 7 ottobre 2009
Per me...
Sono ben poche le cose che oramai hanno il potere di ferirmi,
come del resto sono ben poche le cose che riescono ancora ad emozionarmi.
Ho letto,
non so se ti risponderò,
credo di aver sentito che avresti scritto,
nonostante il tempo, la distanza e la poesia.
Ho atteso,
nel mio riccio.
Con questa nuova personalità
solida e fiera.
Sperimento qui le parole,
ancora una volta restituisco a questo posto il suo vero scopo:
contenermi, quando i pensieri mi sfuggono di mano, straripando in ogni dove,
facendomi sentire tangibile il rischio di essere travolto.
Parole, passioni, fatti e conclusioni.
La verità è che non ci capisco un cazzo.
La verità è che ho sempre improvvisato e che spesso mi riesce bene, altre volte, invece, faccio un casino.
Ho cancellato tutto di te.
Del resto non è stato difficile, sei rimasta per poco.
Ma nonostante questo, mi sono ritrovato ad incedere in un pensiero di te.
Puro e perfetto.
Con la tranquillità di chi sa che le scelte una volta fatte, da qualche parte portano.
Ora che la prospettiva di una nuova scelta mi si para davanti,
rallento,
spezzato tra trepidazione e rabbia, le mie emozioni.
Già la mente si mette in moto a programmare mille frasi e colori,
nuovi pennelli,
sentori.
come del resto sono ben poche le cose che riescono ancora ad emozionarmi.
Ho letto,
non so se ti risponderò,
credo di aver sentito che avresti scritto,
nonostante il tempo, la distanza e la poesia.
Ho atteso,
nel mio riccio.
Con questa nuova personalità
solida e fiera.
Sperimento qui le parole,
ancora una volta restituisco a questo posto il suo vero scopo:
contenermi, quando i pensieri mi sfuggono di mano, straripando in ogni dove,
facendomi sentire tangibile il rischio di essere travolto.
Parole, passioni, fatti e conclusioni.
La verità è che non ci capisco un cazzo.
La verità è che ho sempre improvvisato e che spesso mi riesce bene, altre volte, invece, faccio un casino.
Ho cancellato tutto di te.
Del resto non è stato difficile, sei rimasta per poco.
Ma nonostante questo, mi sono ritrovato ad incedere in un pensiero di te.
Puro e perfetto.
Con la tranquillità di chi sa che le scelte una volta fatte, da qualche parte portano.
Ora che la prospettiva di una nuova scelta mi si para davanti,
rallento,
spezzato tra trepidazione e rabbia, le mie emozioni.
Già la mente si mette in moto a programmare mille frasi e colori,
nuovi pennelli,
sentori.
mercoledì 30 settembre 2009
Sotto un cielo che ti trae in inganno,
scomposto e sarcastico,
grigio d'estate, dipinto di colori che non gli sono propri.
Come quanto attendi una telefonata che non è mai arrivata,
scruto in questo blu profondo, imprecando tepore e sudore.
Indignato dal tradimento di giorni tiepidi,
rimango teso e perplesso,
stordito, da assenze e presenze.
Il nuovo che avevo percepito, con entusiastica certezza
si fa desiderare ed attendere,
abbattendomi di apatia e pesantezza.
Fuggo doveri e canzoni.
Mi ritiro sulla prima linea ed incrocio le braccia.
Nullafacente.
Rigiro eterni minuti tra dita frementi e latenti.
scomposto e sarcastico,
grigio d'estate, dipinto di colori che non gli sono propri.
Come quanto attendi una telefonata che non è mai arrivata,
scruto in questo blu profondo, imprecando tepore e sudore.
Indignato dal tradimento di giorni tiepidi,
rimango teso e perplesso,
stordito, da assenze e presenze.
Il nuovo che avevo percepito, con entusiastica certezza
si fa desiderare ed attendere,
abbattendomi di apatia e pesantezza.
Fuggo doveri e canzoni.
Mi ritiro sulla prima linea ed incrocio le braccia.
Nullafacente.
Rigiro eterni minuti tra dita frementi e latenti.
venerdì 18 settembre 2009
martedì 15 settembre 2009
La sigaretta nel posacenere,
ragnatela di fumo che cattura i pensieri.
"Sarà mica difficile scrollarsi la polvere di dosso?"
Quando parlo con me stesso, non posso mai fare a meno di sorridere e devo ammettere che a volte la cosa può anche risultare imbarazzante.
Sei lì a fare una cosa serissima, in mezzo a gente serissima, ti fai una battuta ed in mezzo ad una selva di serietà sghignazzi.
Sono stato via, un po' ancora lo sono, del tutto non credo che tornerò mai, che un po' si cambia, un po' ci si perde ed un po' non si vuol più essere.
Di cose da fare ce ne sono sempre molte...
No, non funziona...
Questa potrebbe essere metascrittura o più probabilmente scrittura a metà.
Volevo solo stuzzicare un po' la mia Canzone, certo, ci sono i Cieli di Settembre, ma quelli per ora aspetteranno, stasera non ne ho voglia, per loro è meglio tenere un momento migliore. No stasera, volevo solo giocare un po', senza pretese, distrattamente, con in bocca il retrogusto del finesettimana, sapendo che prima o poi sarà l' "Ora", quella giusta, con cieli perfetti, in mondi lontani un pennino da qui.
Accarezzo l'idea, lascio che i pensieri siano sconclusionati, ricaccio l'idea di cancellare tutto, e cito idealmente frasi importanti ad una velocità tale che neanche prendo in considerazione l'idea di metterle giù.
Devo dire che è l'ideale per confondere le idee.
Lascio che sia caos di parole, senza ne capo ne coda, senza il peso o la paura di dover render conto di me stesso a qualcuno o a me stesso stesso.
Sperimentando.
Sento gli inciampi e gl'intoppi, sento gli stridi ed i cigolii, vedo la ruggine e l'ingranaggio.
Nuvole rosse ed odore di metallo vivo.
Pulsante e fremente.
Citandomi.
Mi permetto di rallentare sull'unica frase, che molto prima che fosse scritta in un fumetto, già citavo spesso.
Mi chiedo se non sarebbe stato bello poter sciogliersi nell'abbraccio di un letto, sfiorato dal profumo di una donna che non mi avrebbe mai amato e che mai lo ha fatto, o da un tocco che non avrei mai amato io, od ancora stretto da una lieta via di mezzo, se non sarebbe stato bello inventarmi una straordinaria menzogna ad alto indice di gradimento.
Già, sarebbe stato solo incredibilmente solo bello.
Guardo la stufa, fredda, gelida e fremente, come la promessa di un incendio, un po' come mi sento io quando sono spavaldo, secco e volatile.
Nonostante nulla sia veramente cambiato, mi tocca accettare, quante cose siano completamente diverse.
Quasi quasi mi verrebbe voglia di scrivere, di raccontare, cancellare tutto e fare lo scrittore, ancora...
... ma per una volta vorrei esser coerente,
e senza una ragione apparente,
predendomi molto poco sul serio,
sconcludo
qui
.
ragnatela di fumo che cattura i pensieri.
"Sarà mica difficile scrollarsi la polvere di dosso?"
Quando parlo con me stesso, non posso mai fare a meno di sorridere e devo ammettere che a volte la cosa può anche risultare imbarazzante.
Sei lì a fare una cosa serissima, in mezzo a gente serissima, ti fai una battuta ed in mezzo ad una selva di serietà sghignazzi.
Sono stato via, un po' ancora lo sono, del tutto non credo che tornerò mai, che un po' si cambia, un po' ci si perde ed un po' non si vuol più essere.
Di cose da fare ce ne sono sempre molte...
No, non funziona...
Questa potrebbe essere metascrittura o più probabilmente scrittura a metà.
Volevo solo stuzzicare un po' la mia Canzone, certo, ci sono i Cieli di Settembre, ma quelli per ora aspetteranno, stasera non ne ho voglia, per loro è meglio tenere un momento migliore. No stasera, volevo solo giocare un po', senza pretese, distrattamente, con in bocca il retrogusto del finesettimana, sapendo che prima o poi sarà l' "Ora", quella giusta, con cieli perfetti, in mondi lontani un pennino da qui.
Accarezzo l'idea, lascio che i pensieri siano sconclusionati, ricaccio l'idea di cancellare tutto, e cito idealmente frasi importanti ad una velocità tale che neanche prendo in considerazione l'idea di metterle giù.
Devo dire che è l'ideale per confondere le idee.
Lascio che sia caos di parole, senza ne capo ne coda, senza il peso o la paura di dover render conto di me stesso a qualcuno o a me stesso stesso.
Sperimentando.
Sento gli inciampi e gl'intoppi, sento gli stridi ed i cigolii, vedo la ruggine e l'ingranaggio.
Nuvole rosse ed odore di metallo vivo.
Pulsante e fremente.
Citandomi.
Mi permetto di rallentare sull'unica frase, che molto prima che fosse scritta in un fumetto, già citavo spesso.
Mi chiedo se non sarebbe stato bello poter sciogliersi nell'abbraccio di un letto, sfiorato dal profumo di una donna che non mi avrebbe mai amato e che mai lo ha fatto, o da un tocco che non avrei mai amato io, od ancora stretto da una lieta via di mezzo, se non sarebbe stato bello inventarmi una straordinaria menzogna ad alto indice di gradimento.
Già, sarebbe stato solo incredibilmente solo bello.
Guardo la stufa, fredda, gelida e fremente, come la promessa di un incendio, un po' come mi sento io quando sono spavaldo, secco e volatile.
Nonostante nulla sia veramente cambiato, mi tocca accettare, quante cose siano completamente diverse.
Quasi quasi mi verrebbe voglia di scrivere, di raccontare, cancellare tutto e fare lo scrittore, ancora...
... ma per una volta vorrei esser coerente,
e senza una ragione apparente,
predendomi molto poco sul serio,
sconcludo
qui
.
giovedì 3 settembre 2009
La tazza appoggiata a lato,
vapori che si sollevano nella penombra,
un po' di luce dal lampione fuori dalla finestra, a scaldare d'arancio muri e pavimento.
Lascio che qualche parola mi faccia compagnia,
sono giorni che vorrei scrivere, ma per ora nessuna grande ispirazione è ancora arrivata,
è come se il mondo fosse in pausa, in attesa di qualcosa.
Resto fermo. Fisso le mani immobili. Cerco di sentire se hanno qualcosa da dire.
Tutto tace.
Mi alzo, vado a dare un'occhiata al cielo, limpido, stellato, estivo. Ero così abituato all'invasione
dell'autunno ai primi di settembre che in questi giorni non posso fare a meno di sentirmi tradito e
offeso.
Sposto lo sguardo sulle mie dita che hanno iniziato a tamburellare impazienti sul davanzale in legno,
mi costringo a smettere, ma non appena distolgo gli occhi le sento ricominciare.
Chissà poi perché penso sia così importante, dovrebbe essere solo un cielo, nient'altro che un colore sparso sopra di me, eppure lo attendo con ansia quasi maniacale.
Torno a sedere.
Aspetto di sentire quelle voci che mi fanno fremere di aspettativa.
Tutto tace.
vapori che si sollevano nella penombra,
un po' di luce dal lampione fuori dalla finestra, a scaldare d'arancio muri e pavimento.
Lascio che qualche parola mi faccia compagnia,
sono giorni che vorrei scrivere, ma per ora nessuna grande ispirazione è ancora arrivata,
è come se il mondo fosse in pausa, in attesa di qualcosa.
Resto fermo. Fisso le mani immobili. Cerco di sentire se hanno qualcosa da dire.
Tutto tace.
Mi alzo, vado a dare un'occhiata al cielo, limpido, stellato, estivo. Ero così abituato all'invasione
dell'autunno ai primi di settembre che in questi giorni non posso fare a meno di sentirmi tradito e
offeso.
Sposto lo sguardo sulle mie dita che hanno iniziato a tamburellare impazienti sul davanzale in legno,
mi costringo a smettere, ma non appena distolgo gli occhi le sento ricominciare.
Chissà poi perché penso sia così importante, dovrebbe essere solo un cielo, nient'altro che un colore sparso sopra di me, eppure lo attendo con ansia quasi maniacale.
Torno a sedere.
Aspetto di sentire quelle voci che mi fanno fremere di aspettativa.
Tutto tace.
giovedì 13 agosto 2009
martedì 28 luglio 2009
lunedì 27 luglio 2009
Caduto,
con la sensazione che ti sia stato portato via qualcosa,
ancora una volta.
Fragile e feroce.
Confuso.
Il fiato che manca.
Le mani tremano un po'.
So che è solo un momento, poi passerà, ma ora, in questo momento, tutto il mio universo, tutto quello che sono, si condensa in queste sensazioni.
Scendo di nuovo, ancora una volta nelle profondità dell'abisso, ed accarezzo l'idea di passeggiare per quelle lande, dove la possibilità di riscatto sembra un miraggio lontano, passo dopo passo in questa terra sterile che ben conosco, dove lo sguardo è interrotto solo dai sogni infranti che giacciono come meteore spente, corpi celesti che hanno esaurito la loro carica.
Passerà, so che passerà.
So anche che c'è chi mi sgriderà per queste parole e che poi mi perdonerà, ben sapendo che sono parte del mio modo di essere, il mio piccolo rifugio.
Scruto il lago della mia tristezza, accarezzando il mio fallimento, cercando il fervore, ma lo sento distante ed ovattato, alzo lo sguardo verso il ciglio distante e prego che questi istanti si consumino in fretta e che una nuova stella sorga ad indicarmi il sentiero, ma per ora rimango qui, assieme ai miei pensieri più cupi, alimentando questa ferocia che divora i miei pensieri e prolifica di rancore, il rancore che provo verso me stesso e verso la mia incapacità di scegliere ciò che è meglio per me.
Ancora una volta, abbasso le braccia lungo i fianchi, ed avanzando, un passo dopo l'altro mi immergo e lascio che questo fluido nero mi entri nei polmoni, mi spezzi il respiro e mi trascini via, nelle profondità della mia anima, mutilata ed imperfetta.
con la sensazione che ti sia stato portato via qualcosa,
ancora una volta.
Fragile e feroce.
Confuso.
Il fiato che manca.
Le mani tremano un po'.
So che è solo un momento, poi passerà, ma ora, in questo momento, tutto il mio universo, tutto quello che sono, si condensa in queste sensazioni.
Scendo di nuovo, ancora una volta nelle profondità dell'abisso, ed accarezzo l'idea di passeggiare per quelle lande, dove la possibilità di riscatto sembra un miraggio lontano, passo dopo passo in questa terra sterile che ben conosco, dove lo sguardo è interrotto solo dai sogni infranti che giacciono come meteore spente, corpi celesti che hanno esaurito la loro carica.
Passerà, so che passerà.
So anche che c'è chi mi sgriderà per queste parole e che poi mi perdonerà, ben sapendo che sono parte del mio modo di essere, il mio piccolo rifugio.
Scruto il lago della mia tristezza, accarezzando il mio fallimento, cercando il fervore, ma lo sento distante ed ovattato, alzo lo sguardo verso il ciglio distante e prego che questi istanti si consumino in fretta e che una nuova stella sorga ad indicarmi il sentiero, ma per ora rimango qui, assieme ai miei pensieri più cupi, alimentando questa ferocia che divora i miei pensieri e prolifica di rancore, il rancore che provo verso me stesso e verso la mia incapacità di scegliere ciò che è meglio per me.
Ancora una volta, abbasso le braccia lungo i fianchi, ed avanzando, un passo dopo l'altro mi immergo e lascio che questo fluido nero mi entri nei polmoni, mi spezzi il respiro e mi trascini via, nelle profondità della mia anima, mutilata ed imperfetta.
lunedì 20 luglio 2009
A volte mi sembra di essere l'unico coglione che si fa tremila seghe mentali prima di ogni sua azione,
poi magari capita che invece segua impulsi del tutto spontanei.
Quello che è vero, è che sono proprio stufo di farmi tenere in scacco da sensazioni che spesso sono io
a generare.
Buffo, invece, è stato il mio finesettimana, fuori dal mondo sotto certi aspetti, mentre sotto altri,
ero immerso in un ambiente familiare che mi da certezze e tranquillità.
Ho rivisto mio fratello e Marijana, siamo stati insieme, abbiamo parlato, abbiamo scherzato e siamo stati bene in tranquillità, nonostante quello che è successo a loro, nonostante i miei nervosismi.
Continuo a credere che la responsabilità del nostro benessere, sia completamente nelle nostre mani, ognuno per se stesso e che ogni volta che scarichiamo la colpa su qualcunaltro, ci allontaniamo un po' di più da noi stessi e perdiamo terreno sulla nostra capacità di azione.
Ma credo anche che certe volte incrociamo persone che ci mettono alla prova, nel bene e nel male e che certe volte si debba prendere decisioni precise ed affilate ed agire con fermezza, senza preoccuparsi delle conseguenze.
Nel frattempo torno al lavoro, che bene o male, ho imparato che la creazione, in ogni sua forma, mi tiene insieme e mi permette di andare avanti.
Respiro a fondo, e faccio.
poi magari capita che invece segua impulsi del tutto spontanei.
Quello che è vero, è che sono proprio stufo di farmi tenere in scacco da sensazioni che spesso sono io
a generare.
Buffo, invece, è stato il mio finesettimana, fuori dal mondo sotto certi aspetti, mentre sotto altri,
ero immerso in un ambiente familiare che mi da certezze e tranquillità.
Ho rivisto mio fratello e Marijana, siamo stati insieme, abbiamo parlato, abbiamo scherzato e siamo stati bene in tranquillità, nonostante quello che è successo a loro, nonostante i miei nervosismi.
Continuo a credere che la responsabilità del nostro benessere, sia completamente nelle nostre mani, ognuno per se stesso e che ogni volta che scarichiamo la colpa su qualcunaltro, ci allontaniamo un po' di più da noi stessi e perdiamo terreno sulla nostra capacità di azione.
Ma credo anche che certe volte incrociamo persone che ci mettono alla prova, nel bene e nel male e che certe volte si debba prendere decisioni precise ed affilate ed agire con fermezza, senza preoccuparsi delle conseguenze.
Nel frattempo torno al lavoro, che bene o male, ho imparato che la creazione, in ogni sua forma, mi tiene insieme e mi permette di andare avanti.
Respiro a fondo, e faccio.
mercoledì 15 luglio 2009
Sono le parole che piovono,
mentre la morte mi accarezza.
Freddo ed impuro,
mi avvolgo della mia fredda perplessità.
Mi stringo a preconfezionate sensazioni,
provando ciò che credo di dover provare.
Solo ed incerto,
percorro sentieri spesso vani.
Ti stringo di affettuosi pensieri.
Entità di due
... quasi tre.
Continuate il Vostro viaggio.
Io Vi Prego.
Stella cadente.
Ritorna.
... e resta.
mentre la morte mi accarezza.
Freddo ed impuro,
mi avvolgo della mia fredda perplessità.
Mi stringo a preconfezionate sensazioni,
provando ciò che credo di dover provare.
Solo ed incerto,
percorro sentieri spesso vani.
Ti stringo di affettuosi pensieri.
Entità di due
... quasi tre.
Continuate il Vostro viaggio.
Io Vi Prego.
Stella cadente.
Ritorna.
... e resta.
domenica 12 luglio 2009
Un po' di silenzio.
Nella stanza,
nella mente.
Preparo le valigie e sfioro la penna.
Temprato, ancora una volta nella solitudine di una domenica apparentemente perfetta.
Mi guardo attorno ed ancora una volta percepisco quel vuoto che non riesco a colmare.
Enorme.
Disarmante.
E non è raro che mi chieda se non varrebbe la pena di arrendersi, anche solo per smettere di sognare o sperare.
Cambierò, ancora, cercando quell'identità che mi filtra tra le dita, che non riesco ad afferrare,
di cui intravedo solo opachi riflessi.
Forse pretendo troppo,
o forse quello che cerco non esiste,
ma quest'ultima cosa non riesco ad accettarla,
non riesco ad arrendermi,
e forse
l'errore
è proprio questo.
Nella stanza,
nella mente.
Preparo le valigie e sfioro la penna.
Temprato, ancora una volta nella solitudine di una domenica apparentemente perfetta.
Mi guardo attorno ed ancora una volta percepisco quel vuoto che non riesco a colmare.
Enorme.
Disarmante.
E non è raro che mi chieda se non varrebbe la pena di arrendersi, anche solo per smettere di sognare o sperare.
Cambierò, ancora, cercando quell'identità che mi filtra tra le dita, che non riesco ad afferrare,
di cui intravedo solo opachi riflessi.
Forse pretendo troppo,
o forse quello che cerco non esiste,
ma quest'ultima cosa non riesco ad accettarla,
non riesco ad arrendermi,
e forse
l'errore
è proprio questo.
venerdì 19 giugno 2009
lunedì 15 giugno 2009
giovedì 11 giugno 2009
... ed è una passione feroce quella che mi morde alle caviglie.
a soffocarmi di tenerezza e rabbia,
carnalità e dolcezza.
Mi sento confuso,
spaesato dall'incostanza della mia fermezza,
come cane randagio che teme la mano dell'uomo,
io temo te.
Sospinto da una lieve brezza, che gonfia le mie vele
e mi trascina verso questo nuovo che ho desiderato, scelto e conquistato.
Scopro di aver paura di abbandonarmi a te,
capisco che le cicatrici hanno un loro senso,
ne sento la consistenza anche sotto lo spessore dei baci e delle carezze.
Ascolto le mie voci, a decine,
a contendersi i miei pensieri, i miei desideri e le mie voglie,
ed ogni volta che mi guardo allo specchio, trovo un viso diverso.
Mi confondo, mi appassione, mi rattristo ed esulto,
tutto nell'arco di una manciata di impulsi elettrici.
Arretro,
nel tentativo di capire quali siano le trappole
e quale sia la verità, sempre che ne esista una.
Razionalizzo,
arrampicandomi sullo specchio della mia semantica,
cerco di capire, modulo controffensive
per poi spazzare via tutto, nel tentativo di ritrovare il mio allineamento.
Tasto la magia,
la sento rinnovata e pulsante,
più potente che mai,
vedo chiaramente l'universo piegato e proteso.
Al mio servizio, come già lo è stato un tempo.
Tento di arginare la mia influenza su di te,
tento di evitare le coincidenze,
rendendomi conto che è una partita persa in partenza,
come se giocassi a scacchi con la provvidenza.
Compio l'unica scelta possibile.
Scrivo.
Come ho sempre fatto.
Scrivo, diluendo me stesso nelle parole.
A ritrovare la quiete,
nel tentativo di afferrare la mia definizione...
... sempre che ne esista una.
a soffocarmi di tenerezza e rabbia,
carnalità e dolcezza.
Mi sento confuso,
spaesato dall'incostanza della mia fermezza,
come cane randagio che teme la mano dell'uomo,
io temo te.
Sospinto da una lieve brezza, che gonfia le mie vele
e mi trascina verso questo nuovo che ho desiderato, scelto e conquistato.
Scopro di aver paura di abbandonarmi a te,
capisco che le cicatrici hanno un loro senso,
ne sento la consistenza anche sotto lo spessore dei baci e delle carezze.
Ascolto le mie voci, a decine,
a contendersi i miei pensieri, i miei desideri e le mie voglie,
ed ogni volta che mi guardo allo specchio, trovo un viso diverso.
Mi confondo, mi appassione, mi rattristo ed esulto,
tutto nell'arco di una manciata di impulsi elettrici.
Arretro,
nel tentativo di capire quali siano le trappole
e quale sia la verità, sempre che ne esista una.
Razionalizzo,
arrampicandomi sullo specchio della mia semantica,
cerco di capire, modulo controffensive
per poi spazzare via tutto, nel tentativo di ritrovare il mio allineamento.
Tasto la magia,
la sento rinnovata e pulsante,
più potente che mai,
vedo chiaramente l'universo piegato e proteso.
Al mio servizio, come già lo è stato un tempo.
Tento di arginare la mia influenza su di te,
tento di evitare le coincidenze,
rendendomi conto che è una partita persa in partenza,
come se giocassi a scacchi con la provvidenza.
Compio l'unica scelta possibile.
Scrivo.
Come ho sempre fatto.
Scrivo, diluendo me stesso nelle parole.
A ritrovare la quiete,
nel tentativo di afferrare la mia definizione...
... sempre che ne esista una.
lunedì 8 giugno 2009
Mi prendo cinque minuti, era da un po' che non scrivevo ed era da un po' che volevo farlo.
Mi prendo cinque minuti, che c'è aria di tiepida calma ed un po' mi si chiudono gli occhi, un po' per la carenza di sonno ed un po' per la tranquillità che risuona nel sottofondo.
Vengo qui, a buttare giù due righe, sottovoce che l'infelicità è sempre dietro l'angolo ed a farla entrare, ho imparato che basta un niente.
Vengo a seminare parole di un periodo posato, in cui il mondo mi sfiora, lasciandomi sognare in pace.
Finalmente mi guardo alle spalle e vedo un passato lontano, chiaro in ogni suo passaggio.
Vedo il sentiero che ho percorso e capisco, quasi approvo, quello che sono diventato.
C'è ancora disprezzo verso alcune persone e sinceramente, spero che quel sentimento non mi abbandoni mai e che resti a far da monito per le mie scelte future, c'è una ritrovata dignità che mi sorregge e mi permette di mescolarmi tra la folla con il sorriso affilato e la luce negli occhi e c'è una nuova forza che mi spinge a mettermi in gioco ed a rimanere sul fronte.
A volte basta poco,
un sorriso,
un bacio
ed un sospiro.
Mi prendo cinque minuti, che c'è aria di tiepida calma ed un po' mi si chiudono gli occhi, un po' per la carenza di sonno ed un po' per la tranquillità che risuona nel sottofondo.
Vengo qui, a buttare giù due righe, sottovoce che l'infelicità è sempre dietro l'angolo ed a farla entrare, ho imparato che basta un niente.
Vengo a seminare parole di un periodo posato, in cui il mondo mi sfiora, lasciandomi sognare in pace.
Finalmente mi guardo alle spalle e vedo un passato lontano, chiaro in ogni suo passaggio.
Vedo il sentiero che ho percorso e capisco, quasi approvo, quello che sono diventato.
C'è ancora disprezzo verso alcune persone e sinceramente, spero che quel sentimento non mi abbandoni mai e che resti a far da monito per le mie scelte future, c'è una ritrovata dignità che mi sorregge e mi permette di mescolarmi tra la folla con il sorriso affilato e la luce negli occhi e c'è una nuova forza che mi spinge a mettermi in gioco ed a rimanere sul fronte.
A volte basta poco,
un sorriso,
un bacio
ed un sospiro.
martedì 19 maggio 2009
domenica 10 maggio 2009
... ed allora fai un passo indietro.
Prendi un respiro, come se fosse piombo a riempirti i polmoni.
Aspetti, mentre tutto ti dice che non dovresti.
Incongruenze
tra quello che senti e quello che sei.
Imperfezioni
Non mi ricordo,
l'ultima volta che sono stato
realmente invincibile
non lo ricordo
ma so, che mi manca.
Prendi un respiro, come se fosse piombo a riempirti i polmoni.
Aspetti, mentre tutto ti dice che non dovresti.
Incongruenze
tra quello che senti e quello che sei.
Imperfezioni
Non mi ricordo,
l'ultima volta che sono stato
realmente invincibile
non lo ricordo
ma so, che mi manca.
martedì 5 maggio 2009
sabato 2 maggio 2009
... a volte prendere una decisione è una cosa molto dura.
Passi ore o giorni a rigirarti tra le dita delle parole che hai tenuto in serbo per un'occasione speciale, tentando di decidere quale sia il momento giusto per dirle, oppure a chiederti se il momento giusto esista.
Poi, una notte, dopo aver bruciato tanto di quel tempo da far ardere un falò per settimane, ti rendi conto che non esiste una risposta e che tutto come al solito dipende solo da quello che farai e non da quando o come... e che certe volte vale veramente la pena di lanciarsi nel vuoto.
Ed in effetti, ti accorgi che tra quando avevi dodici anni e le ragazzine ti ridevano dietro ed ora che ne hai trenta e continuano a farlo, non è cambiato un granché... che sei sempre tu, con i tuoi dubbi, le tue insicurezze, una marea di battute stupide ed una manciata di parole speciali...
Già, una manciata di parole speciali...
Credo che il momento giusto, sarà quello che sceglierò e che le parole giuste saranno quelle che dirò... e credo che in effetti una piccola differenza ora c'è... posso farlo. Sì, a modo mio, protetto da una tastiera, con davanti un monitor, o protetto da un bicchiere a poche ore da un malditesta spaventoso... forse migliorerò con il tempo... ma per ora va bene così, che il prossimo livello è dietro l'angolo e per il game over manca ancora un po'.
...
un'altra monetina, per piacere.
Ps.
Amici bastardi! Fanculo me, fanculo voi, fanculo tutti!
Pps.
...
Ppps.
Non so come o perché, ma per un po', mi sono sentito veramente bene... grazie!
Passi ore o giorni a rigirarti tra le dita delle parole che hai tenuto in serbo per un'occasione speciale, tentando di decidere quale sia il momento giusto per dirle, oppure a chiederti se il momento giusto esista.
Poi, una notte, dopo aver bruciato tanto di quel tempo da far ardere un falò per settimane, ti rendi conto che non esiste una risposta e che tutto come al solito dipende solo da quello che farai e non da quando o come... e che certe volte vale veramente la pena di lanciarsi nel vuoto.
Ed in effetti, ti accorgi che tra quando avevi dodici anni e le ragazzine ti ridevano dietro ed ora che ne hai trenta e continuano a farlo, non è cambiato un granché... che sei sempre tu, con i tuoi dubbi, le tue insicurezze, una marea di battute stupide ed una manciata di parole speciali...
Già, una manciata di parole speciali...
Credo che il momento giusto, sarà quello che sceglierò e che le parole giuste saranno quelle che dirò... e credo che in effetti una piccola differenza ora c'è... posso farlo. Sì, a modo mio, protetto da una tastiera, con davanti un monitor, o protetto da un bicchiere a poche ore da un malditesta spaventoso... forse migliorerò con il tempo... ma per ora va bene così, che il prossimo livello è dietro l'angolo e per il game over manca ancora un po'.
...
un'altra monetina, per piacere.
Ps.
Amici bastardi! Fanculo me, fanculo voi, fanculo tutti!
Pps.
...
Ppps.
Non so come o perché, ma per un po', mi sono sentito veramente bene... grazie!
mercoledì 29 aprile 2009
martedì 28 aprile 2009
... che ci sono notti ad ascoltare una vecchia canzone di nuovi signicati,
a scrivere come ai vecchi tempi in maniera sconosciuta,
ad avere un luogo segreto, ma dentro di te,
a portata di mano.
... che ci sono notti a pensare che era tutto perduto,
ed avevi torto,
con lame che nemmeno immaginavi,
sempre le stesse ma con l'abilità che senza sapere hai coltivato.
... che ci sono notti a sfidare la realtà,
a guardare in faccia ciò che sei diventato,
sorridendo di aspettativa, che il futuro fa meno paura se non ti aspetti nulla da lui,
se non di sorridere di aspettativa.
... ed il bello è che non ti incolpo di questo... sei solo il tassello...
ed io, la volontà che ti mette al suo posto.
a scrivere come ai vecchi tempi in maniera sconosciuta,
ad avere un luogo segreto, ma dentro di te,
a portata di mano.
... che ci sono notti a pensare che era tutto perduto,
ed avevi torto,
con lame che nemmeno immaginavi,
sempre le stesse ma con l'abilità che senza sapere hai coltivato.
... che ci sono notti a sfidare la realtà,
a guardare in faccia ciò che sei diventato,
sorridendo di aspettativa, che il futuro fa meno paura se non ti aspetti nulla da lui,
se non di sorridere di aspettativa.
... ed il bello è che non ti incolpo di questo... sei solo il tassello...
ed io, la volontà che ti mette al suo posto.
lunedì 27 aprile 2009
domenica 26 aprile 2009
Spavaldo di paura,
fremente di parole sepolte,
incrocio il tuo sguardo incatenandomi ad un'immagine,
arretro.
anelo.
sospiro.
tasto questo respiro tremante,
mi accendo l'ennesima sigaretta,
indeciso
chiedendomi se sono pronto
a ricominciare a sognare.
Figurante di me stesso,
frugo fra parole preziose,
alla ricerca di tesori perduti.
fremente di parole sepolte,
incrocio il tuo sguardo incatenandomi ad un'immagine,
arretro.
anelo.
sospiro.
tasto questo respiro tremante,
mi accendo l'ennesima sigaretta,
indeciso
chiedendomi se sono pronto
a ricominciare a sognare.
Figurante di me stesso,
frugo fra parole preziose,
alla ricerca di tesori perduti.
sabato 25 aprile 2009
martedì 14 aprile 2009
... e riuscire a scrivere un racconto con una parola,
descrivere una vita con il silenzio,
esplodere di sentimento con uno sguardo.
Ritrovare se stessi nella normalità,
immergendosi negli eventi senza far apnea,
accettare l'universo senza riserve,
ricordandosi di quante cose si possano far stare...
... fra la punta di un trattopen ed un foglio di carta.
descrivere una vita con il silenzio,
esplodere di sentimento con uno sguardo.
Ritrovare se stessi nella normalità,
immergendosi negli eventi senza far apnea,
accettare l'universo senza riserve,
ricordandosi di quante cose si possano far stare...
... fra la punta di un trattopen ed un foglio di carta.
martedì 31 marzo 2009
Entro, ma solo per qualche istante.
Mi guardo attorno, quasi con indifferenza, so che sono solo parole, ma le sento come se fossero oggetti, come se potessi toccare ognuno di quei pensieri.
Li accarezzo, me li rigiro nella mente, rileggo, sorrido.
La sensazione è quella di quando sono entrato per l'ultima volta nella mia vecchia stanza, quella dell'infanzia, dell'adolescenza e del principio della mia maturità.
C'erano tanti ricordi, tante cose più o meno belle, cose che mi hanno reso ciò che sono e che fanno parte di me e cose che per quanto non rinneghi, comprendo non appartenermi più.
Esco più leggero.
Una sensazione quasi dimenticata,
per lungo tempo, soffocata dal dolore e dal rancore.
Un po' più vicino a me stesso, un po' meno costruito.
Solo un po', ma tanto mi basta.
Lancio un ultimo sguardo indietro, so che ripasserò a prendere le ultime cose che ho lasciato lì ad impolverarsi, ma non sarà più un tornare a casa. Ora casa è da un'altra parte.
Chiudo.
Infilo le mani in tasca ed un passo davanti all'altro torno alla vita che mi sto costruendo.
Mi guardo attorno, quasi con indifferenza, so che sono solo parole, ma le sento come se fossero oggetti, come se potessi toccare ognuno di quei pensieri.
Li accarezzo, me li rigiro nella mente, rileggo, sorrido.
La sensazione è quella di quando sono entrato per l'ultima volta nella mia vecchia stanza, quella dell'infanzia, dell'adolescenza e del principio della mia maturità.
C'erano tanti ricordi, tante cose più o meno belle, cose che mi hanno reso ciò che sono e che fanno parte di me e cose che per quanto non rinneghi, comprendo non appartenermi più.
Esco più leggero.
Una sensazione quasi dimenticata,
per lungo tempo, soffocata dal dolore e dal rancore.
Un po' più vicino a me stesso, un po' meno costruito.
Solo un po', ma tanto mi basta.
Lancio un ultimo sguardo indietro, so che ripasserò a prendere le ultime cose che ho lasciato lì ad impolverarsi, ma non sarà più un tornare a casa. Ora casa è da un'altra parte.
Chiudo.
Infilo le mani in tasca ed un passo davanti all'altro torno alla vita che mi sto costruendo.
mercoledì 25 marzo 2009
Ripongo le lame,
solo un momento,
nell'ombra,
al sicuro.
Spero.
Prendo fiato.
In attesa che cali la sera.
Ho bisogno di pensare.
Ma non il vociare infernale che mi divora la mente.
Ma l'affilato e preciso lavoro che intaglio quando so che qualcosa è imminente.
Prendo fiato.
Un sorso di vino ed il calore del mantello.
Tastando ciò che credo di essere,
ciò che sono stato,
e ciò che credo di voler divenire.
I pensieri si mettono al mio servizio, è solo una serata di tranquilla stabilità,
ma mi basta, deve bastarmi, per ora.
Tasto, cauto, il ritmo delle mie parole.
Vago tra i miei progetti, sfiorandoli uno per uno, accarezzando paure, valutando speranze, ponendo domande.
Quieto
in attesa dell'alba
sfioro l'elsa.
solo un momento,
nell'ombra,
al sicuro.
Spero.
Prendo fiato.
In attesa che cali la sera.
Ho bisogno di pensare.
Ma non il vociare infernale che mi divora la mente.
Ma l'affilato e preciso lavoro che intaglio quando so che qualcosa è imminente.
Prendo fiato.
Un sorso di vino ed il calore del mantello.
Tastando ciò che credo di essere,
ciò che sono stato,
e ciò che credo di voler divenire.
I pensieri si mettono al mio servizio, è solo una serata di tranquilla stabilità,
ma mi basta, deve bastarmi, per ora.
Tasto, cauto, il ritmo delle mie parole.
Vago tra i miei progetti, sfiorandoli uno per uno, accarezzando paure, valutando speranze, ponendo domande.
Quieto
in attesa dell'alba
sfioro l'elsa.
venerdì 20 marzo 2009
Sono parole che colano dalle dita,
richiami distanti... arricchiti di nuovo significato.
Ognuno ha un suo ruolo,
a volte te lo scegli,
altre c'è l'hai e basta.
Non so cosa sia meglio e sinceramente non mi interessa.
Non so cosa troverò, ma so che continuerò a cercare.
E non so quale sia il cielo che mi travolgerà...
... ma so che continuerò ad alzare lo sguardo.
Già... forse non sono ancora morto...
richiami distanti... arricchiti di nuovo significato.
Ognuno ha un suo ruolo,
a volte te lo scegli,
altre c'è l'hai e basta.
Non so cosa sia meglio e sinceramente non mi interessa.
Non so cosa troverò, ma so che continuerò a cercare.
E non so quale sia il cielo che mi travolgerà...
... ma so che continuerò ad alzare lo sguardo.
Già... forse non sono ancora morto...
martedì 17 marzo 2009
A piccoli passi.
Rimetto insieme la mia arte.
Ci provo almeno.
Qui.
Luogo segreto, costruito appositamente per mettermi, ancora una volta, alla prova.
Colto da sporadici fremiti, lascio che le dita scandiscano le note di una vecchia canzone,
sopra la scatola della mia mente.
Non capisco.
E' tutto così fragile,
molto più difficile dell'ultima volta.
Getto legna al fuoco,
con l'attenzione costantemente messa alla prova.
Combatto,
nell'incertezza di aver perso,
l'unico appiglio che avevano i miei sogni per esplodere a nuova vita.
Grido,
nel silenzio della mia arte,
il disappunto delle mie mancanze.
Rimetto insieme la mia arte.
Ci provo almeno.
Qui.
Luogo segreto, costruito appositamente per mettermi, ancora una volta, alla prova.
Colto da sporadici fremiti, lascio che le dita scandiscano le note di una vecchia canzone,
sopra la scatola della mia mente.
Non capisco.
E' tutto così fragile,
molto più difficile dell'ultima volta.
Getto legna al fuoco,
con l'attenzione costantemente messa alla prova.
Combatto,
nell'incertezza di aver perso,
l'unico appiglio che avevano i miei sogni per esplodere a nuova vita.
Grido,
nel silenzio della mia arte,
il disappunto delle mie mancanze.
lunedì 16 marzo 2009
E' inutile mentire a se stessi...
non ho neanche bisogno di scegliere.
L'esercito si schiera.
Fremente di meraviglia lo accarezzo con lo sguardo,
con il fiato spezzato ed il cuore tremante,
impaurito eccitato,
esplodo di silente incitamento.
Acclamato dalla mia volontà,
accetto un destino,
che segretamente anelo.
non ho neanche bisogno di scegliere.
L'esercito si schiera.
Fremente di meraviglia lo accarezzo con lo sguardo,
con il fiato spezzato ed il cuore tremante,
impaurito eccitato,
esplodo di silente incitamento.
Acclamato dalla mia volontà,
accetto un destino,
che segretamente anelo.
domenica 15 marzo 2009
"Il cuore di un uomo è fatto di un terreno più roccioso. Un uomo ci coltiva quello che può e ne ha cura."
Stephen King, "Pet Sematary"Torni.
Torni da un passato lontano, messo da parte e ricoperto di polvere.
Ci sfioriamo di parole, una dopo l'altra, diversi ma uguali.
Mi disseto e mi pongo domande.
Sorrido, come non facevo da tempo.
giovedì 12 marzo 2009
domenica 8 marzo 2009
E' da tempo che non scrivo,
troppo.
La verità è che non sento più quello stimolo, che c'è qualcosa di sopito che non riesco a risvegliare del tutto e che, a volte, temo di non riuscire a risvegliare mai più.
Passo il tempo a chiedermi il perché di questo silenzio, senza trovare alcuna risposta plausibile, era già capitato di rimanere in silenzio, ma mai con questa sensazione addosso.
Mi guardo le mani per controllare che siano sempre al loro posto, controllo che il taccuino sia al sicuro nella tasca del gillet ed accarezzo il tratto-pen che gli sta accanto.
Attendo.
In fondo è la cosa che so fare meglio, attendere in silenzio, senza disturbare.
troppo.
La verità è che non sento più quello stimolo, che c'è qualcosa di sopito che non riesco a risvegliare del tutto e che, a volte, temo di non riuscire a risvegliare mai più.
Passo il tempo a chiedermi il perché di questo silenzio, senza trovare alcuna risposta plausibile, era già capitato di rimanere in silenzio, ma mai con questa sensazione addosso.
Mi guardo le mani per controllare che siano sempre al loro posto, controllo che il taccuino sia al sicuro nella tasca del gillet ed accarezzo il tratto-pen che gli sta accanto.
Attendo.
In fondo è la cosa che so fare meglio, attendere in silenzio, senza disturbare.
In viaggio
Guardo a destra…
il volto stanco.
Guardo a sinistra…
le mani un po’ tremano.
Guardo avanti.
Un piede si stacca da terra.
Ancora una volta un primo passo.
E dopo un altro.
In una cerca che sembra essere eterna.
venerdì 13 febbraio 2009
martedì 10 febbraio 2009
venerdì 6 febbraio 2009
martedì 3 febbraio 2009
Sotto un Nuovo Cielo...
A volte mi chiedo a cosa sia servito tutto il male,
quello avuto, quello dato,
mi chiedo se sia stato giusto, se era necessario o se magari esisteva un'altra via.
Ogni mattina mi guardo allo specchio, stesso naso, stessa bocca e stessi occhi,
guardo il mio riflesso e mi chiedo quanto io sia diverso da quell'immagine,
poi sorrido e di luce ed ombra mi sposto silenzioso verso il nuovo che mi attende.
Così, senza che nessuno lo sappia, traccio la mia nuova, piccola, scia di caratteri,
conscio che potrei venire ingoiato dall'etere da un momento all'altro,
che ogni parola potrebbe essere l'ultima.
Così, senza illusioni o pretese,
ancora una volta, mi butto lo zaino in spalla,
il mantello da viaggio, le lame affilate,
la sete di nuovo.
Così, senza paura o coraggio,
a piccoli gesti,
accendo un fuoco incerto,
e divampo.
Ed un'altra volta ancora,
un piede davanti all'altro,
nel gioco di scoprire,
fin dove posso arrivare.
Mi abbraccio nella speranza di essere tornato...
... a cercare.
quello avuto, quello dato,
mi chiedo se sia stato giusto, se era necessario o se magari esisteva un'altra via.
Ogni mattina mi guardo allo specchio, stesso naso, stessa bocca e stessi occhi,
guardo il mio riflesso e mi chiedo quanto io sia diverso da quell'immagine,
poi sorrido e di luce ed ombra mi sposto silenzioso verso il nuovo che mi attende.
Così, senza che nessuno lo sappia, traccio la mia nuova, piccola, scia di caratteri,
conscio che potrei venire ingoiato dall'etere da un momento all'altro,
che ogni parola potrebbe essere l'ultima.
Così, senza illusioni o pretese,
ancora una volta, mi butto lo zaino in spalla,
il mantello da viaggio, le lame affilate,
la sete di nuovo.
Così, senza paura o coraggio,
a piccoli gesti,
accendo un fuoco incerto,
e divampo.
Ed un'altra volta ancora,
un piede davanti all'altro,
nel gioco di scoprire,
fin dove posso arrivare.
Mi abbraccio nella speranza di essere tornato...
... a cercare.
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