A volte mi chiedo a cosa sia servito tutto il male,
quello avuto, quello dato,
mi chiedo se sia stato giusto, se era necessario o se magari esisteva un'altra via.
Ogni mattina mi guardo allo specchio, stesso naso, stessa bocca e stessi occhi,
guardo il mio riflesso e mi chiedo quanto io sia diverso da quell'immagine,
poi sorrido e di luce ed ombra mi sposto silenzioso verso il nuovo che mi attende.
Così, senza che nessuno lo sappia, traccio la mia nuova, piccola, scia di caratteri,
conscio che potrei venire ingoiato dall'etere da un momento all'altro,
che ogni parola potrebbe essere l'ultima.
Così, senza illusioni o pretese,
ancora una volta, mi butto lo zaino in spalla,
il mantello da viaggio, le lame affilate,
la sete di nuovo.
Così, senza paura o coraggio,
a piccoli gesti,
accendo un fuoco incerto,
e divampo.
Ed un'altra volta ancora,
un piede davanti all'altro,
nel gioco di scoprire,
fin dove posso arrivare.
Mi abbraccio nella speranza di essere tornato...
... a cercare.
martedì 3 febbraio 2009
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