... ed è una passione feroce quella che mi morde alle caviglie.
a soffocarmi di tenerezza e rabbia,
carnalità e dolcezza.
Mi sento confuso,
spaesato dall'incostanza della mia fermezza,
come cane randagio che teme la mano dell'uomo,
io temo te.
Sospinto da una lieve brezza, che gonfia le mie vele
e mi trascina verso questo nuovo che ho desiderato, scelto e conquistato.
Scopro di aver paura di abbandonarmi a te,
capisco che le cicatrici hanno un loro senso,
ne sento la consistenza anche sotto lo spessore dei baci e delle carezze.
Ascolto le mie voci, a decine,
a contendersi i miei pensieri, i miei desideri e le mie voglie,
ed ogni volta che mi guardo allo specchio, trovo un viso diverso.
Mi confondo, mi appassione, mi rattristo ed esulto,
tutto nell'arco di una manciata di impulsi elettrici.
Arretro,
nel tentativo di capire quali siano le trappole
e quale sia la verità, sempre che ne esista una.
Razionalizzo,
arrampicandomi sullo specchio della mia semantica,
cerco di capire, modulo controffensive
per poi spazzare via tutto, nel tentativo di ritrovare il mio allineamento.
Tasto la magia,
la sento rinnovata e pulsante,
più potente che mai,
vedo chiaramente l'universo piegato e proteso.
Al mio servizio, come già lo è stato un tempo.
Tento di arginare la mia influenza su di te,
tento di evitare le coincidenze,
rendendomi conto che è una partita persa in partenza,
come se giocassi a scacchi con la provvidenza.
Compio l'unica scelta possibile.
Scrivo.
Come ho sempre fatto.
Scrivo, diluendo me stesso nelle parole.
A ritrovare la quiete,
nel tentativo di afferrare la mia definizione...
... sempre che ne esista una.
giovedì 11 giugno 2009
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