lunedì 27 luglio 2009

Caduto,
con la sensazione che ti sia stato portato via qualcosa,
ancora una volta.
Fragile e feroce.
Confuso.
Il fiato che manca.
Le mani tremano un po'.
So che è solo un momento, poi passerà, ma ora, in questo momento, tutto il mio universo, tutto quello che sono, si condensa in queste sensazioni.
Scendo di nuovo, ancora una volta nelle profondità dell'abisso, ed accarezzo l'idea di passeggiare per quelle lande, dove la possibilità di riscatto sembra un miraggio lontano, passo dopo passo in questa terra sterile che ben conosco, dove lo sguardo è interrotto solo dai sogni infranti che giacciono come meteore spente, corpi celesti che hanno esaurito la loro carica.

Passerà, so che passerà.
So anche che c'è chi mi sgriderà per queste parole e che poi mi perdonerà, ben sapendo che sono parte del mio modo di essere, il mio piccolo rifugio.

Scruto il lago della mia tristezza, accarezzando il mio fallimento, cercando il fervore, ma lo sento distante ed ovattato, alzo lo sguardo verso il ciglio distante e prego che questi istanti si consumino in fretta e che una nuova stella sorga ad indicarmi il sentiero, ma per ora rimango qui, assieme ai miei pensieri più cupi, alimentando questa ferocia che divora i miei pensieri e prolifica di rancore, il rancore che provo verso me stesso e verso la mia incapacità di scegliere ciò che è meglio per me.

Ancora una volta, abbasso le braccia lungo i fianchi, ed avanzando, un passo dopo l'altro mi immergo e lascio che questo fluido nero mi entri nei polmoni, mi spezzi il respiro e mi trascini via, nelle profondità della mia anima, mutilata ed imperfetta.

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