La tazza appoggiata a lato,
vapori che si sollevano nella penombra,
un po' di luce dal lampione fuori dalla finestra, a scaldare d'arancio muri e pavimento.
Lascio che qualche parola mi faccia compagnia,
sono giorni che vorrei scrivere, ma per ora nessuna grande ispirazione è ancora arrivata,
è come se il mondo fosse in pausa, in attesa di qualcosa.
Resto fermo. Fisso le mani immobili. Cerco di sentire se hanno qualcosa da dire.
Tutto tace.
Mi alzo, vado a dare un'occhiata al cielo, limpido, stellato, estivo. Ero così abituato all'invasione
dell'autunno ai primi di settembre che in questi giorni non posso fare a meno di sentirmi tradito e
offeso.
Sposto lo sguardo sulle mie dita che hanno iniziato a tamburellare impazienti sul davanzale in legno,
mi costringo a smettere, ma non appena distolgo gli occhi le sento ricominciare.
Chissà poi perché penso sia così importante, dovrebbe essere solo un cielo, nient'altro che un colore sparso sopra di me, eppure lo attendo con ansia quasi maniacale.
Torno a sedere.
Aspetto di sentire quelle voci che mi fanno fremere di aspettativa.
Tutto tace.
giovedì 3 settembre 2009
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