Sotto un cielo che ti trae in inganno,
scomposto e sarcastico,
grigio d'estate, dipinto di colori che non gli sono propri.
Come quanto attendi una telefonata che non è mai arrivata,
scruto in questo blu profondo, imprecando tepore e sudore.
Indignato dal tradimento di giorni tiepidi,
rimango teso e perplesso,
stordito, da assenze e presenze.
Il nuovo che avevo percepito, con entusiastica certezza
si fa desiderare ed attendere,
abbattendomi di apatia e pesantezza.
Fuggo doveri e canzoni.
Mi ritiro sulla prima linea ed incrocio le braccia.
Nullafacente.
Rigiro eterni minuti tra dita frementi e latenti.
mercoledì 30 settembre 2009
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