martedì 3 novembre 2009

Solo cinque minuti,
in silenzio.
Sfogliando vecchie parole e vecchie sensazioni,
con il sapore agrodolce dei sogni che questa mattina si sono attardati alla soglia.
Accarezzo con una punta di cinismo le immagini che Morfeo mi ha regalato,
chiedendomi se di tanto in tanto, anche tu non veda quello che vedo io.

...
Mi passi accanto,
sento il muro di ghiaccio che ci divide, farfugliamo pensieri, sputando un mugugno tra i denti,
come a lanciarci fulmini, ci scambiamo un'occhiata, un po' curiosa ed un po' rancorosa.
Ci prendiamo le nostre licenze dall'alto di questi piedistalli di cristallo, recitando la parte degli indifferenti,
dei superiori e dei perfetti.
...

La mia mano che cala su di te, nella sensazione perfetta di una fisicità andata a buon fine.
Sorrido ancora una volta quella smorfia fatta di mille coltelli, rendendomi conto che oramai che sono inviaggio da così tanto tempo, tante cose che sono state, hanno finalmente trovato il loro posto e che molte di quelle sensazioni e di quelle parole non erano vere e che molte altre, invece lo erano.

Salgo sul ponte della mia esistenza,
fiero ed acciaccato,
scruto l'orizzonte,
e laggiù,
vicino lontano
quasi mi sembra di scorgere la sottile linea tracciata dalla terra,
non so se quello sia un porto,
ma di sicuro è tempo di tornare a casa.

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