Entro, ma solo per qualche istante.
Mi guardo attorno, quasi con indifferenza, so che sono solo parole, ma le sento come se fossero oggetti, come se potessi toccare ognuno di quei pensieri.
Li accarezzo, me li rigiro nella mente, rileggo, sorrido.
La sensazione è quella di quando sono entrato per l'ultima volta nella mia vecchia stanza, quella dell'infanzia, dell'adolescenza e del principio della mia maturità.
C'erano tanti ricordi, tante cose più o meno belle, cose che mi hanno reso ciò che sono e che fanno parte di me e cose che per quanto non rinneghi, comprendo non appartenermi più.
Esco più leggero.
Una sensazione quasi dimenticata,
per lungo tempo, soffocata dal dolore e dal rancore.
Un po' più vicino a me stesso, un po' meno costruito.
Solo un po', ma tanto mi basta.
Lancio un ultimo sguardo indietro, so che ripasserò a prendere le ultime cose che ho lasciato lì ad impolverarsi, ma non sarà più un tornare a casa. Ora casa è da un'altra parte.
Chiudo.
Infilo le mani in tasca ed un passo davanti all'altro torno alla vita che mi sto costruendo.
martedì 31 marzo 2009
mercoledì 25 marzo 2009
Ripongo le lame,
solo un momento,
nell'ombra,
al sicuro.
Spero.
Prendo fiato.
In attesa che cali la sera.
Ho bisogno di pensare.
Ma non il vociare infernale che mi divora la mente.
Ma l'affilato e preciso lavoro che intaglio quando so che qualcosa è imminente.
Prendo fiato.
Un sorso di vino ed il calore del mantello.
Tastando ciò che credo di essere,
ciò che sono stato,
e ciò che credo di voler divenire.
I pensieri si mettono al mio servizio, è solo una serata di tranquilla stabilità,
ma mi basta, deve bastarmi, per ora.
Tasto, cauto, il ritmo delle mie parole.
Vago tra i miei progetti, sfiorandoli uno per uno, accarezzando paure, valutando speranze, ponendo domande.
Quieto
in attesa dell'alba
sfioro l'elsa.
solo un momento,
nell'ombra,
al sicuro.
Spero.
Prendo fiato.
In attesa che cali la sera.
Ho bisogno di pensare.
Ma non il vociare infernale che mi divora la mente.
Ma l'affilato e preciso lavoro che intaglio quando so che qualcosa è imminente.
Prendo fiato.
Un sorso di vino ed il calore del mantello.
Tastando ciò che credo di essere,
ciò che sono stato,
e ciò che credo di voler divenire.
I pensieri si mettono al mio servizio, è solo una serata di tranquilla stabilità,
ma mi basta, deve bastarmi, per ora.
Tasto, cauto, il ritmo delle mie parole.
Vago tra i miei progetti, sfiorandoli uno per uno, accarezzando paure, valutando speranze, ponendo domande.
Quieto
in attesa dell'alba
sfioro l'elsa.
venerdì 20 marzo 2009
Sono parole che colano dalle dita,
richiami distanti... arricchiti di nuovo significato.
Ognuno ha un suo ruolo,
a volte te lo scegli,
altre c'è l'hai e basta.
Non so cosa sia meglio e sinceramente non mi interessa.
Non so cosa troverò, ma so che continuerò a cercare.
E non so quale sia il cielo che mi travolgerà...
... ma so che continuerò ad alzare lo sguardo.
Già... forse non sono ancora morto...
richiami distanti... arricchiti di nuovo significato.
Ognuno ha un suo ruolo,
a volte te lo scegli,
altre c'è l'hai e basta.
Non so cosa sia meglio e sinceramente non mi interessa.
Non so cosa troverò, ma so che continuerò a cercare.
E non so quale sia il cielo che mi travolgerà...
... ma so che continuerò ad alzare lo sguardo.
Già... forse non sono ancora morto...
martedì 17 marzo 2009
A piccoli passi.
Rimetto insieme la mia arte.
Ci provo almeno.
Qui.
Luogo segreto, costruito appositamente per mettermi, ancora una volta, alla prova.
Colto da sporadici fremiti, lascio che le dita scandiscano le note di una vecchia canzone,
sopra la scatola della mia mente.
Non capisco.
E' tutto così fragile,
molto più difficile dell'ultima volta.
Getto legna al fuoco,
con l'attenzione costantemente messa alla prova.
Combatto,
nell'incertezza di aver perso,
l'unico appiglio che avevano i miei sogni per esplodere a nuova vita.
Grido,
nel silenzio della mia arte,
il disappunto delle mie mancanze.
Rimetto insieme la mia arte.
Ci provo almeno.
Qui.
Luogo segreto, costruito appositamente per mettermi, ancora una volta, alla prova.
Colto da sporadici fremiti, lascio che le dita scandiscano le note di una vecchia canzone,
sopra la scatola della mia mente.
Non capisco.
E' tutto così fragile,
molto più difficile dell'ultima volta.
Getto legna al fuoco,
con l'attenzione costantemente messa alla prova.
Combatto,
nell'incertezza di aver perso,
l'unico appiglio che avevano i miei sogni per esplodere a nuova vita.
Grido,
nel silenzio della mia arte,
il disappunto delle mie mancanze.
lunedì 16 marzo 2009
E' inutile mentire a se stessi...
non ho neanche bisogno di scegliere.
L'esercito si schiera.
Fremente di meraviglia lo accarezzo con lo sguardo,
con il fiato spezzato ed il cuore tremante,
impaurito eccitato,
esplodo di silente incitamento.
Acclamato dalla mia volontà,
accetto un destino,
che segretamente anelo.
non ho neanche bisogno di scegliere.
L'esercito si schiera.
Fremente di meraviglia lo accarezzo con lo sguardo,
con il fiato spezzato ed il cuore tremante,
impaurito eccitato,
esplodo di silente incitamento.
Acclamato dalla mia volontà,
accetto un destino,
che segretamente anelo.
domenica 15 marzo 2009
"Il cuore di un uomo è fatto di un terreno più roccioso. Un uomo ci coltiva quello che può e ne ha cura."
Stephen King, "Pet Sematary"Torni.
Torni da un passato lontano, messo da parte e ricoperto di polvere.
Ci sfioriamo di parole, una dopo l'altra, diversi ma uguali.
Mi disseto e mi pongo domande.
Sorrido, come non facevo da tempo.
giovedì 12 marzo 2009
domenica 8 marzo 2009
E' da tempo che non scrivo,
troppo.
La verità è che non sento più quello stimolo, che c'è qualcosa di sopito che non riesco a risvegliare del tutto e che, a volte, temo di non riuscire a risvegliare mai più.
Passo il tempo a chiedermi il perché di questo silenzio, senza trovare alcuna risposta plausibile, era già capitato di rimanere in silenzio, ma mai con questa sensazione addosso.
Mi guardo le mani per controllare che siano sempre al loro posto, controllo che il taccuino sia al sicuro nella tasca del gillet ed accarezzo il tratto-pen che gli sta accanto.
Attendo.
In fondo è la cosa che so fare meglio, attendere in silenzio, senza disturbare.
troppo.
La verità è che non sento più quello stimolo, che c'è qualcosa di sopito che non riesco a risvegliare del tutto e che, a volte, temo di non riuscire a risvegliare mai più.
Passo il tempo a chiedermi il perché di questo silenzio, senza trovare alcuna risposta plausibile, era già capitato di rimanere in silenzio, ma mai con questa sensazione addosso.
Mi guardo le mani per controllare che siano sempre al loro posto, controllo che il taccuino sia al sicuro nella tasca del gillet ed accarezzo il tratto-pen che gli sta accanto.
Attendo.
In fondo è la cosa che so fare meglio, attendere in silenzio, senza disturbare.
In viaggio
Guardo a destra…
il volto stanco.
Guardo a sinistra…
le mani un po’ tremano.
Guardo avanti.
Un piede si stacca da terra.
Ancora una volta un primo passo.
E dopo un altro.
In una cerca che sembra essere eterna.
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