Sotto un cielo che ti trae in inganno,
scomposto e sarcastico,
grigio d'estate, dipinto di colori che non gli sono propri.
Come quanto attendi una telefonata che non è mai arrivata,
scruto in questo blu profondo, imprecando tepore e sudore.
Indignato dal tradimento di giorni tiepidi,
rimango teso e perplesso,
stordito, da assenze e presenze.
Il nuovo che avevo percepito, con entusiastica certezza
si fa desiderare ed attendere,
abbattendomi di apatia e pesantezza.
Fuggo doveri e canzoni.
Mi ritiro sulla prima linea ed incrocio le braccia.
Nullafacente.
Rigiro eterni minuti tra dita frementi e latenti.
mercoledì 30 settembre 2009
venerdì 18 settembre 2009
martedì 15 settembre 2009
La sigaretta nel posacenere,
ragnatela di fumo che cattura i pensieri.
"Sarà mica difficile scrollarsi la polvere di dosso?"
Quando parlo con me stesso, non posso mai fare a meno di sorridere e devo ammettere che a volte la cosa può anche risultare imbarazzante.
Sei lì a fare una cosa serissima, in mezzo a gente serissima, ti fai una battuta ed in mezzo ad una selva di serietà sghignazzi.
Sono stato via, un po' ancora lo sono, del tutto non credo che tornerò mai, che un po' si cambia, un po' ci si perde ed un po' non si vuol più essere.
Di cose da fare ce ne sono sempre molte...
No, non funziona...
Questa potrebbe essere metascrittura o più probabilmente scrittura a metà.
Volevo solo stuzzicare un po' la mia Canzone, certo, ci sono i Cieli di Settembre, ma quelli per ora aspetteranno, stasera non ne ho voglia, per loro è meglio tenere un momento migliore. No stasera, volevo solo giocare un po', senza pretese, distrattamente, con in bocca il retrogusto del finesettimana, sapendo che prima o poi sarà l' "Ora", quella giusta, con cieli perfetti, in mondi lontani un pennino da qui.
Accarezzo l'idea, lascio che i pensieri siano sconclusionati, ricaccio l'idea di cancellare tutto, e cito idealmente frasi importanti ad una velocità tale che neanche prendo in considerazione l'idea di metterle giù.
Devo dire che è l'ideale per confondere le idee.
Lascio che sia caos di parole, senza ne capo ne coda, senza il peso o la paura di dover render conto di me stesso a qualcuno o a me stesso stesso.
Sperimentando.
Sento gli inciampi e gl'intoppi, sento gli stridi ed i cigolii, vedo la ruggine e l'ingranaggio.
Nuvole rosse ed odore di metallo vivo.
Pulsante e fremente.
Citandomi.
Mi permetto di rallentare sull'unica frase, che molto prima che fosse scritta in un fumetto, già citavo spesso.
Mi chiedo se non sarebbe stato bello poter sciogliersi nell'abbraccio di un letto, sfiorato dal profumo di una donna che non mi avrebbe mai amato e che mai lo ha fatto, o da un tocco che non avrei mai amato io, od ancora stretto da una lieta via di mezzo, se non sarebbe stato bello inventarmi una straordinaria menzogna ad alto indice di gradimento.
Già, sarebbe stato solo incredibilmente solo bello.
Guardo la stufa, fredda, gelida e fremente, come la promessa di un incendio, un po' come mi sento io quando sono spavaldo, secco e volatile.
Nonostante nulla sia veramente cambiato, mi tocca accettare, quante cose siano completamente diverse.
Quasi quasi mi verrebbe voglia di scrivere, di raccontare, cancellare tutto e fare lo scrittore, ancora...
... ma per una volta vorrei esser coerente,
e senza una ragione apparente,
predendomi molto poco sul serio,
sconcludo
qui
.
ragnatela di fumo che cattura i pensieri.
"Sarà mica difficile scrollarsi la polvere di dosso?"
Quando parlo con me stesso, non posso mai fare a meno di sorridere e devo ammettere che a volte la cosa può anche risultare imbarazzante.
Sei lì a fare una cosa serissima, in mezzo a gente serissima, ti fai una battuta ed in mezzo ad una selva di serietà sghignazzi.
Sono stato via, un po' ancora lo sono, del tutto non credo che tornerò mai, che un po' si cambia, un po' ci si perde ed un po' non si vuol più essere.
Di cose da fare ce ne sono sempre molte...
No, non funziona...
Questa potrebbe essere metascrittura o più probabilmente scrittura a metà.
Volevo solo stuzzicare un po' la mia Canzone, certo, ci sono i Cieli di Settembre, ma quelli per ora aspetteranno, stasera non ne ho voglia, per loro è meglio tenere un momento migliore. No stasera, volevo solo giocare un po', senza pretese, distrattamente, con in bocca il retrogusto del finesettimana, sapendo che prima o poi sarà l' "Ora", quella giusta, con cieli perfetti, in mondi lontani un pennino da qui.
Accarezzo l'idea, lascio che i pensieri siano sconclusionati, ricaccio l'idea di cancellare tutto, e cito idealmente frasi importanti ad una velocità tale che neanche prendo in considerazione l'idea di metterle giù.
Devo dire che è l'ideale per confondere le idee.
Lascio che sia caos di parole, senza ne capo ne coda, senza il peso o la paura di dover render conto di me stesso a qualcuno o a me stesso stesso.
Sperimentando.
Sento gli inciampi e gl'intoppi, sento gli stridi ed i cigolii, vedo la ruggine e l'ingranaggio.
Nuvole rosse ed odore di metallo vivo.
Pulsante e fremente.
Citandomi.
Mi permetto di rallentare sull'unica frase, che molto prima che fosse scritta in un fumetto, già citavo spesso.
Mi chiedo se non sarebbe stato bello poter sciogliersi nell'abbraccio di un letto, sfiorato dal profumo di una donna che non mi avrebbe mai amato e che mai lo ha fatto, o da un tocco che non avrei mai amato io, od ancora stretto da una lieta via di mezzo, se non sarebbe stato bello inventarmi una straordinaria menzogna ad alto indice di gradimento.
Già, sarebbe stato solo incredibilmente solo bello.
Guardo la stufa, fredda, gelida e fremente, come la promessa di un incendio, un po' come mi sento io quando sono spavaldo, secco e volatile.
Nonostante nulla sia veramente cambiato, mi tocca accettare, quante cose siano completamente diverse.
Quasi quasi mi verrebbe voglia di scrivere, di raccontare, cancellare tutto e fare lo scrittore, ancora...
... ma per una volta vorrei esser coerente,
e senza una ragione apparente,
predendomi molto poco sul serio,
sconcludo
qui
.
giovedì 3 settembre 2009
La tazza appoggiata a lato,
vapori che si sollevano nella penombra,
un po' di luce dal lampione fuori dalla finestra, a scaldare d'arancio muri e pavimento.
Lascio che qualche parola mi faccia compagnia,
sono giorni che vorrei scrivere, ma per ora nessuna grande ispirazione è ancora arrivata,
è come se il mondo fosse in pausa, in attesa di qualcosa.
Resto fermo. Fisso le mani immobili. Cerco di sentire se hanno qualcosa da dire.
Tutto tace.
Mi alzo, vado a dare un'occhiata al cielo, limpido, stellato, estivo. Ero così abituato all'invasione
dell'autunno ai primi di settembre che in questi giorni non posso fare a meno di sentirmi tradito e
offeso.
Sposto lo sguardo sulle mie dita che hanno iniziato a tamburellare impazienti sul davanzale in legno,
mi costringo a smettere, ma non appena distolgo gli occhi le sento ricominciare.
Chissà poi perché penso sia così importante, dovrebbe essere solo un cielo, nient'altro che un colore sparso sopra di me, eppure lo attendo con ansia quasi maniacale.
Torno a sedere.
Aspetto di sentire quelle voci che mi fanno fremere di aspettativa.
Tutto tace.
vapori che si sollevano nella penombra,
un po' di luce dal lampione fuori dalla finestra, a scaldare d'arancio muri e pavimento.
Lascio che qualche parola mi faccia compagnia,
sono giorni che vorrei scrivere, ma per ora nessuna grande ispirazione è ancora arrivata,
è come se il mondo fosse in pausa, in attesa di qualcosa.
Resto fermo. Fisso le mani immobili. Cerco di sentire se hanno qualcosa da dire.
Tutto tace.
Mi alzo, vado a dare un'occhiata al cielo, limpido, stellato, estivo. Ero così abituato all'invasione
dell'autunno ai primi di settembre che in questi giorni non posso fare a meno di sentirmi tradito e
offeso.
Sposto lo sguardo sulle mie dita che hanno iniziato a tamburellare impazienti sul davanzale in legno,
mi costringo a smettere, ma non appena distolgo gli occhi le sento ricominciare.
Chissà poi perché penso sia così importante, dovrebbe essere solo un cielo, nient'altro che un colore sparso sopra di me, eppure lo attendo con ansia quasi maniacale.
Torno a sedere.
Aspetto di sentire quelle voci che mi fanno fremere di aspettativa.
Tutto tace.
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